L’intento di questo articolo è di rendere consapevoli i proprietari riguardo questa malattia e cercare di sfatare alcuni miti responsabili di scelte avventate e sbagliate di cui a pagarne le conseguenze è il coniglio.
Non verrà trattata la terapia che resta a discrezione del medico in base al singolo caso.
Partiamo con il dire che la maggior parte dei conigli sono portatori sani di un parassita chiamato Encephalitozoon cuniculi.
Lo stato di portatore si verifica quando il coniglio ospita dentro di sé il parassita in fase latente non manifestando i sintomi della malattia.
Questo parassita si nasconde all’interno delle cellule dell’organismo sfuggendo così al sistema immunitario che non riesce a scovarlo.
Quando si verifica un abbassamento del sistema immunitario il parassita, che fino a questo momento era stato dormiente, si attiva replicandosi all’interno delle cellule fino a provocarne la rottura.
Così facendo si riversa nell’organismo infettando altre cellule e viene finalmente individuato dal sistema immunitario dando luogo alla formazione di anticorpi.
Gli stessi anticorpi vengono prodotti dal coniglio quando entra in contatto con il parassita attraverso un coniglio infetto o del materiale contaminato.
Questo parassita viene eliminato comunemente attraverso le urine sotto forma di spore che possono sopravvivere nell’ambiente esterno. In casi più rari è possibile trovare queste spore anche nelle feci e nel muco.
Generalmente le spore possono essere ingerite o inalate, ma possono entrare dentro un organismo anche per contatto con gli occhi, come accade per esempio quando un maschio adulto non castrato marca un suo compagno attraverso l’urina.
Inoltre il parassita può essere trasmesso anche dalla madre ai cuccioli durante la gravidanza. In questi casi si localizza dentro l’occhio del cucciolo determinando nel corso della sua vita delle lesioni tipiche causate dalla sua presenza e dalla reazione infiammatoria che provoca.
In altri casi può anche determinare aborto ed infertilità nella madre.
In ultimo è stata dimostrata anche la trasmissione attraverso una trasfusione e di ciò va tenuto conto qualora il nostro coniglio debba donare o ricevere del sangue.
Sebbene virtualmente il parassita può replicarsi in qualsiasi cellula dell’organismo, preferisce le cellule del sistema nervoso e del rene determinando di conseguenza loro disfunzioni.
Nonostante sia una patologia dall’andamento cronico la comparsa dei sintomi, soprattutto quelli neurologici, è improvvisa ed è presumibilmente dovuta alla reazione infiammatoria causata dal parassita in circolo.
La comparsa dei sintomi è dovuta alla rottura del delicato equilibrio che c’è tra il coniglio e il parassita, va da sé che una chiave importante nella prevenzione e nella terapia di questa malattia consiste nel fare in modo che il sistema immunitario del coniglio sia il più efficiente possibile e che il coniglio goda di buona salute.
Il sintomo più comune è un torcicollo improvviso che può portare ad una conseguente perdita dell’equilibrio.
Generalmente si osservano conigli che hanno difficoltà nel camminare o persino nello stare in posizione normale sulle quattro zampe.
Nei casi più gravi il coniglio può persino girare in tondo e rotolare su stesso.
Questa condizione improvvisa spesso gli impedisce di alimentarsi autonomamente ed inoltre lo espone al rischio di farsi male sbattendo su oggetti vicini.
Altri sintomi neurologici comuni sono movimenti involontari degli occhi in direzione orizzontale o verticale associati o meno a movimenti della testa e tremori diffusi.
Nei casi in cui sono i reni ad essere colpiti si osserva un aumento del consumo dell’acqua con conseguente aumento della quantità di urina prodotta, incontinenza che spesso provoca delle dolorose dermatiti dovute a l’imbrattamento della zona genitale ed infine dimagrimento.
Nonostante il parassita abbia delle cellule preferenziali nelle quali è solito replicarsi, è in grado di farlo in qualsiasi cellula dell’organismo.
Ecco perché risulta impossibile catalogare tutti i sintomi che possono osservarsi in corso di Encefalitozoonosi ed oltretutto nessun sintomo risulta essere specifico di questa malattia.
Il problema di questa insidiosa malattia è che la diagnosi non è affatto facile.
I sintomi che possiamo osservare sono infatti comuni in molte altre malattie e pertanto sarà necessario eseguire un iter diagnostico scrupoloso e dettagliato che permetta di escludere altre patologie in grado di dare gli stessi sintomi.
Gli accertamenti disponibili al momento consistono nel ricercare le spore nelle urine, indagine tuttavia che risulta poco utile nella pratica clinica poiché le spore vengono eliminate solo per un breve periodo durante la fase acuta ed in maniera intermittente.
Pertanto spesso si ricorre alla sierologia per vedere se sono presenti anticorpi nei confronti di questo parassita.
Esistono due anticorpi che possono essere trovati le IgM e le IgG.
Le prime immunoglobuline vengono prodotte dal sistema immunitario al momento del contatto con il parassita e svaniscono a seconda dei casi dopo circa 14-21 giorni.
Le seconde immunoglobuline sono rappresentate dagli anticorpi memoria che perdurano per anni e la cui concentrazione nell’organismo varia molto in base agli stimoli esterni.
La presenza di questi anticorpi non indica l’infezione e quindi la malattia con replicazione e diffusione del parassita, ma solo l’avvenuto contatto tra il parassita ed il coniglio.
Nel caso in cui venga riscontrata la presenza di IgM, possiamo solo parlare di un contatto recente con il parassita ma non di un’infezione in atto.
La concentrazione degli anticorpi in circolo, espressa come “titolo anticorpale”, non ha un valore clinico rilevante poiché un titolo anticorpale alto non significa che ci sia un’infezione grave in atto nè tantomeno che ci sia un’infezione, ma rileva solo un contatto tra il parassita ed il coniglio.
L’interpretazione della sierologia deve essere infatti qualitativa (positiva o negativa) e non quantitativa.
Una concentrazione di anticorpi (titolo anticorpale) alta attribuisce solo veridicità al risultato, mentre un una concentrazione di anticorpi prossima al valore minimo può essere suscettibile di un’interpretazione errata dovuta ad un falso positivo.
In generale il risultato sierologico più veritiero ed attendibile è quando si ottiene una sierologia negativa a lungo termine cioè se il risultato del test ripetuto a distanza di mesi continua a dare un esito negativo.
Di fronte ad un coniglio che presenta dei sintomi che ci fanno sospettare l’Encefalitozoonosi è necessario non solo escludere altre patologie ed eseguire una sierologia, ma anche verificare la presenza di un’infiammazione in atto.
Diagnosi = Sintomi + Sieropositività + Infiammazione
Per fare ciò esistono dei marker come la proteina C reattiva o meglio ancora l’elettroforesi sierica e sono descritti valori di questi marker fortemente indicativi di questa malattia che determina un’infiammazione peculiare.
Questi marker sono di grande aiuto quando ci troviamo di fronte a valori sierologici prossimi ai valori minimi di sensibilità del test che possono rappresentare tanto falsi positivi quanto falsi negativi.
Un esempio di un falso negativo è quando ci troviamo di fronte ad un coniglio che mostra dei sintomi riconducibili all’Encefalitozoonosi, presenta dei marker di infiammazione con valori che sono altamente indicativi di Encefalitozoonosi ma non ha avuto il tempo di formare una quantità di anticorpi sufficiente per essere rintracciata dal test sierologico usato. Possibilmente se il test fosse ripetuto dopo 7-15 giorni dopo risulterebbe positivo.
Sarà cura del Veterinario impostare la terapia più adeguata in base al singolo caso così come gli accertamenti da eseguire.
Troppo spesso ho osservato la tendenza ad attribuire a questa malattia la colpa di un decesso inatteso o che non riusciamo a spiegare con i mezzi che ci sono stati messi a disposizione, utilizzandola quasi come un alibi.
Allo stesso modo spesso si giustificano delle scelte mediche discutibili per le quali quel determinato coniglio non può essere operato dato che ha avuto presumibilmente questa malattia per paura che il famigerato parassita possa riattivarsi.
Come è stato già detto prima, ma non fa male ripeterlo, un altro errore comune è quello di supporre che un coniglio abbia l’Encefalitozoonosi basandosi esclusivamente su di un risultato sierologico positivo e ancora supporre che la malattia sia più o meno grave basandosi sul titolo anticorpale.
Così facendo abbiamo tanti conigli che si suppone siano stati malati e che per questo vengono bollati e non riusciranno mai ad essere adottati, che si trascinano patologie gravose che potrebbero e dovrebbero essere gestite diversamente perchè si suppone che l’approccio medico corretto sia troppo rischioso favorendo tacitamente un accanimento terapeutico!
Come se ciò non bastasse spesso questi conigli vengono isolati per paura che possano contagiare altri conigli impedendogli di esprimere la loro socialità che è anche alla base del loro benessere e della loro felicità come esseri senzienti.
Per dovere di cronaca è corretto dire senza che però si creino inutili allarmismi che questo parassita può infettare anche l’uomo.
Questa eventualità è estremamente rara e si contano sulle dita di una mano i casi realmente accertati.
Tuttavia è opportuno prestare attenzione qualora si sospetti questa malattia attuando le normali pratiche igieniche che andrebbero sempre usate nella vita di tutti i giorni come lavarsi le mani dopo aver interagito con il coniglio ed evitare di mettersi le mani in bocca o in generale di toccarsi il viso.
In caso di persone immunodepresse sarà necessario prendere delle maggiori precauzioni ma senza per questo non poter interagire con il coniglio o optare per decisioni avventate.
Per approfondimenti più tecnici vi rimando ad un mio articolo scritto per il giornale dell’Associaziona Italiana Veterinari per Piccoli Animali: https://www.aivpa.it/files/upload/rivista_articolo/00171_encefalitozoonosi-nel-coniglio-cosa-e-cambiato-negli-anni-nel-difficile-processo-di-diagnosi.pdf